Regalare una pianta è sempre un bel dono, se poi si tratta di una delle tante piante portafortuna è ancora meglio! Ma quali sono le piante che attirano la buona sorte? Esistono moltissime tradizioni e leggende su piante dai poteri magici straordinari, anche se le più celebri sono certamente l’agrifoglio, il pungitopo e il vischio, senza parlare poi del classico tronchetto della fortuna, vera calamita per la buona sorte, perlomeno se uno crede a questo genere di cose.
L’agrifoglio, eccezionale tra le piante portafortuna
Partiamo allora dall’Ilex aquifolium, l’agrifoglio, una tra le piante portafortuna che deve la sua fama a una leggenda cristiana: il bambino Gesù avrebbe toccato alcune foglie portate in dono da un pastorello, le cui lacrime di gioia sarebbero diventate le bacche rosse dell’agrifoglio. Senza scomodare il Messia, i rossi frutti di questa pianta porterebbero fortuna anche perché erano spesso usati per decorare a Natale le case dei più poveri, che vedevano nella ricchezza dei suoi frutti un augurio di abbondanza.
Una volta ricevuto in dono, curare l’agrifoglio è piuttosto semplice; essendo rustico, infatti, può essere posizionato sia in pieno sole sia all’ombra ed è inoltre resistente a temperature molto basse, fino a -15° C. Le annaffiature non devono essere troppo frequenti: sono sufficienti due alla settimana.
Ruscus aculeatus tra le piante che attirano la buona sorte
La leggenda del pungitopo come pianta portafortuna è sempre legata alla presenza di festose bacche rosse anche quando le temperature si fanno terribilmente rigide; si trattava di una decorazione semplice e dal costo nullo. La coltivazione del Ruscus non differisce molto rispetto a quella dell’agrifoglio: anche in questo caso, infatti, la pianta resiste bene al freddo, alla mancanza di luce e alla scarsità delle annaffiature.
Il vischio, pianta portafortuna sin dall’antichità
Anch’esso dotato di splendide bacche, questa volta perlacee, il Viscum album viene però inserito tra le piante portafortuna grazie a una leggenda celtica: secondo la tradizione, le bacche nacquero dalle lacrime della dea anglosassone Freya, che riportò in vita il figlio ucciso con una freccia intagliata da un ramo di vischio. La pianta divenne quindi simbolo di vita e amore, elemento che è rimasto anche nella nostra tradizione del “bacio sotto il vischio”.
Il vischio, essendo una pianta parassita che vive sottraendo nutrimento dall’albero ospite, non possiede radici e in genere quindi se ne regalano i rami provvisti di bacche come si farebbe con un mazzo di fiori recisi, senza quindi preoccuparsi di innestarlo, cosa che oltretutto potrebbe danneggiare l’albero scelto per supportarlo.



